Eco e la “natura liquida” della società di oggi (B1-B2)

La copertina dell'ultimo libro di Eco

La copertina dell’ultimo libro di Eco

Difficile trovare le parole per descrivere Umberto Eco e la sua incommensurabile figura di intellettuale. Semiologo, filosofo, professore scrittore, giornalista, linguista, saggista .

Umberto Eco, morto ad 84 anni lo scorso 19 febbraio, era tutto questo e molto di più. Ecco perché per evitare la retorica di cornici preconfezionate conviene partire dalla fine. Dal suo ultimo libro. “Pape, Satàn, Aleppe’ pubblicato, ad una settimana dalla sua morte, da “La nave di Teseo”, la casa editrice che aveva fondato assieme ai compagni di viaggio della Bompiani lasciata dopo l’acquisizione della stessa da parte del gruppo Mondadori, di proprietà della famiglia Berlusconi.

“Pape, Satan Aleppe, cronache di una società liquida”, questo il titolo completo del libro  che in un solo giorno ha venduto più di 75mila copie, è una raccolta di alcuni degli articoli pubblicati da Eco sul settimanale l’Espresso tra il 2000 e il 2015. Il titolo, misterioso ed incomprensibile ai più, riprende il versetto che apre il sesto canto dell’Inferno di Dante Alighieri, una scelta fatta dallo stesso Eco perché “sufficientemente liquido da caratterizzare la confusione del nostro tempo. “Sono parole – spiega lo scrittore nella prefazione del libro -, che confondono le idee, e possono prestarsi a qualunque diavoleria . Mi è parso pertanto comodo usarle come titolo di questa raccolta che, non tanto per colpa mia quanto per colpa dei tempi, è sconnessa, va – come direbbero i francesi – dal gallo all’asino, e riflette la natura liquida di questi quindici anni”.

Tutti gli articoli (Bustine di Minerva) presenti in “Pape, Satan, Aleppe, devono dunque essere letti come riflessioni sui fenomeni della nostra società liquida “che richiede per essere capita e forse superata, di nuovi strumenti. E’ questo il grande messaggio dell’ ultimo libro di Umberto Eco. Se si vuole sopravvivere al crollo delle ideologie, dei partiti, delle memorie, delle certezza del diritto. Se non si vuole soccombere alla dominazione dell’individualismo sfrenato , del consumismo e dell’apparire a tutti i costi bisogna dotarsi di nuovi strumenti, di un nuovo spirito critico capace di analizzare chi siamo e la realtà in cui ci muoviamo sempre più dominata dalla tecnologia. “I giornali sono spesso succubi della rete” dovrebbero invece – dice Eco nella Bustina che chiude il libro – “dedicare almeno due pagine ogni giorno all’analisi di siti Web (così come si fanno recensioni di libri o di film) indicando quelli virtuosi e segnalando quelli che veicolano bufale o imprecisioni “.

Umberto Eco

Umberto Eco

Pape, Satàn, Aleppe non è tuttavia un testo filosofico. Mario Andreose, editore ed amico di Eco ne ha parlato come un’opera di grande intrattenimento con alcune parti di pura comicità, come quando alla frequente  domanda su quale sia il libro preferito risponde: “attendo con impazienza il libro che sconvolgerà i miei cento anni”. L’ironia, del resto, è una delle qualità più importanti di Umberto Eco. Gli amici raccontano della sua gioia di vivere, delle lunghe serate trascorse raccontando barzellette e della sua capacità di dire grosse e scottanti verità con il sorriso. Nel suo Trattato di semiotica generale, opera rigorosa nell’analisi dei processi comunicativi, scrive: “la semiotica è la disciplina che studia tutto ciò che può essere usato per mentire”. E anche Il Nome della Rosa, romanzo che gli ha regalato fama planetaria , è intriso di ironia. Nel risvolto di copertina ,  citando in modo ironico il Wittgenstein de il Tractatus logico-philosophicus che scriveva “ciò di cui non si può parlare, si deve tacere ”, Eco scrive “ciò di cui non si può teorizzare, si deve narrare” lasciando intendere che l’intero romanzo, un giallo sulla misteriosa morte di sette monaci in un’Abazzia del nord Italia, sia costruito per dimostrare la sua teoria semiotica secondo la quale il significato di un segno non va cercato nel segno stesso ma nella sua relazione con il codice nel quale esso agisce. Allo stesso modo la realtà non va semplicemente letta ma interpretata. Ed è quello che Eco fa in questo suo ultimo libro in cui con uno stile spesso ironico riflette sui vari segni della società contemporanea e della sua inesorabile deriva verso il non senso, Pape, Satàn, Aleppe.

Stesso e medesimo, pronomi e aggettivi dimostrativi

I pronomi e gli aggettivi stesso e medesimo sono utilizzati per indicare l’identità tra due concetti o oggetti. Ad esempio:

 Il file che mi hai mandato è lo stesso di prima. (pronome)

La casa editrice che aveva fondato assieme ai compagni di viaggio della Bompianlasciata dopo l’acquisizione della stessa da parte del gruppo Mondadori

Faccio sempre lo stesso lavoro. (aggettivo)

Medesimo e stesso possono inoltre significare persino, e in persona.

Gli amici stessi non credevano a quello che Luigi raccontava.

Stesso e medesimo sono sempre preceduti dall’articolo.

 

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