La Resistenza messa in musica sugli Appennini (B2-C1)

partigianiMolte canzoni della resistenza partigiana nacquero nei boschi del nord e del centro Italia. Foglie tremule è una di queste.

Il 25 aprile del 1945 Milano fu liberata dai tedeschi. Da allora il 25 in Italia è festa nazionale. Si celebra la fine della guerra e del regime fascista. E si ricordano gli uomini e le donne morti per affermare i valori della democrazia. All’indomani  della firma dell’armistizio, l’8 settembre 1943, in Italia iniziò la lotta armata. La resistenza. L’Italia, occupata e divisa,  cominciò a partecipare attivamente alla sua liberazione, contrastando l’avanzata dei tedeschi e facilitando la risalita degli alleati, già sbarcati nel sud. Teatro della lotta di liberazione furono le impervie montagne del nord e del centro Italia dove risuonarono le prime note dei canti della resistenza, veri e propri inni alla lotta contro l’invasione tedesca.

Secondo gli etnomusicologi la maggior parte di quei canti furono rielaborazioni e adattamenti di canzoni della tradizione militare, popolare e del movimento operaio. Anche la famosissima “Bella Ciao“, conosciuta in tutto il mondo come uno tra più intensi inni della resistenza nacque, in realtà, su un antico motivo di ballata, mentre “Fischia il vento” pare sia stata composta su un’aria sovietica e “Pietà l’è morta” sarebbe l’attualizzazione di un canto alpino del 1915-18. A detta degli esperti furono poche, quindi, le canzoni della resistenza ad essere state scritte nei giorni di battaglia. Una di queste è “Foglie tremule”, scritta da Francesco Pini, detto Ulisse, partigiano genovese vicecomandante  della 58 brigata Oreste . La canzone fu scritta nei giorni di battaglia sull’Appennino ligure-piemontese, teatro di un terribile rastrellamento da parte dei tedeschi.

partigiani 2Foglie tremule è un valzer malinconico in cui l’autore si rivolge alle foglie degli alberi implorandole di non cadere e di continuare a nascondere i “fantasmi del bosco”, cioé i partigiani. Foglie e soldati. Un binomio che richiama alla mente i versi di una bellissima poesia di Giuseppe Ungaretti scritta durante la prima guerra mondiale. Si sta / come d’autunno / sugli alberi / le foglie “. Una sola strofa in cui il poeta paragona la precarietà dell’esistenza dei soldati a quelle delle foglie autunnali sugli alberi. Trent’anni dopo. La prospettiva è cambiata. Non è più una guerra di posizione ma una guerra di movimento e le foglie non sono più metafora della vita umana, ma uno strumento di difesa. Simbolo di resistenza perché nascondono i partigiani e  loro sicurezza. Ascoltiamola cliccando questo link

Foglie tremule

Foglie portate dal vento che incominciano a cader
nei cuori un pò di sgomento voi ci infondete davver
triste sappiamo è l’inverno che ancor più triste sarà
se dure come l’inferno saran le pene di noi partigian
foglie tremule restate su
se cadete ahimé triste è la gioventù
sole e luci ci vogliono qui
ma se la neve ci copre
noi mesti pensiamo alle nostre città
autunno dammelo ancora
che presto noi scenderemo presso la nostra dimora
quelli vili noi scaccerem
triste è sappiamo l’inverno e ancor più triste sarà
se in Alemagna i tedeschi non van
scacciati da noi partigian
foglie tremule restate su
fino a quando ognor scende la gioventù
per stroncare stroncare quelle viltà
che fra tedeschi e fascisti
da vil egoisti consumano là

 

 

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